venerdì, 10 luglio 2009
interLe novità del giorno: Ibrahimovic indosserà la maglia numero 10. A Thiago Motta la numero 8. Milito è possibile che prenda la numero 9 del grande Jardinero, al quale tributiamo l'onore meritato. Sul mercato tutto sembra apparentemente fermo, anche se arriva quasi sicuramente Pavel Nedved, ha 37 anni e non si sa quanto possa dare. Ma arriva e copre la falla lasciata dalla partenza contemporanea di Vieira, Jimenez e quella preventivata di Mancini. Probabilmente non arriva Deco, e si tenterà di chiudere per Carvalho.

Una cosa volevo dire. Da giorni i principali giornali sportivi italiani parlano di Juve che ha raggiunto l'Inter con Felipe Melo e Diego, come se l'Inter non avesse comprato nessuno e fosse rimasta quella dell'anno scorso. Una cosa ridicola: i sondaggi della Gazzetta, vero covo di prostitute intellettuali, che fanno finta di nulla. Evidentemente stavano sul marciapiede morale, quando l'Inter ha fatto i suoi acquisti, altrimenti ci sarebbe uscito un bel sondaggio: ora che l'Inter ha preso Motta e Milito chi deve prendere la Juve per tenere i punti di distacco dell'anno scorso. Ma niente da fare... inutile ripetere che anche la sequela di sondaggi si commenta da sola.

A me però tutto questo vanto della nuova Juve puzza. Dire che è all'altezza dell'Inter - potendolo dire solo ignorando il fatto che l'Inter abbia comprato il migliore centrocampista della passata stagione e il secondo realizzatore - significa dire che Ferrara ha una squadra da scudetto. Ergo, fornire alla società e ai tifosi la metafisica dell'addio a Ferrara... che signfica Conte in plancia, col suo benemerito seguito... ah che bello il calcio italiano!


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mercoledì, 08 luglio 2009
platiniNon c'è voluto molto tempo per svelare il bluff di Pantaleo Corvino, che nel Regno dei Luoghi Comuni del Calcio, ricopre il ruolo di Mago Incantantore del Mercato Numero Due. Venti giorni fa la stampa specializzata italiana (specializzata in marchette per la precisione) aveva salutato il nuovo corso viola, un po' come i romani salutarono la morte di Annibale in quel di Bitinia: con gioia e soprattutto sollievo. Se la gioia era comprensibile, il sollievo lo era un po' meno, considerando che il vecchio generale era ormai stato sconfitto e ridotto all'impotenza dal celeberrimo nonno dei Gracchi.

Ma il sollievo rispetto al salary cap made in Italy era facile da capire: finalmente c'è qualcuno che si affianca all'austerity milanista, in un'epoca nella quale anche il Napoli spaccia giocatori come se fossero casse di sigarette a Gioia Tauro. Invece il bluff, come dicevamo, è durato poco.

La Fiorentina comincerà a usare la clausola rescissoria nei contratti, saremo il primo club in Italia, ho avuto l'ok dalla società, ho cominciato a contattare i procuratori dei giocatori, questo strumento può essere una risorsa economica, ogni giocatore avrà la possibilità di andare via. Noi vogliamo tenere a tutti i costi i nostri calciatori migliori, le cessioni di Pazzini e Osvaldo sono servite per rimpinguare le casse delle società, per il mercato in entrata invece io non posso competere con certi ingaggi, non creiamo illusioni ai tifosi, noi cerchiamo di migliorare il nostro organico li dove possiamo permettercelo, la società mi ha detto che andremo avanti così, continueremo con questa rosa, quest'anno farò il ministro senza portafoglio.

Queste le parole di Corvino tre settimane fa. Invece oggi scopriamo che la tanto decantata clausola di rescissione è semplicemente un'offerta di vendita fatta alle società che vogliono comprare, con buona pace dei discorsi altisonanti (al netto degli errori grammaticali, che naturalmente nel Regno dei Luoghi Comuni sono tenuti molto in considerazione) sull'incedibilità dei prezzi pregiati.

Una versione tipicamente all'italiana insomma, nella quale magari le società vengono messe in allerta dai procuratori precedentemente informati. In Spagna le clausole si mettono abbastanza elevate per proteggere l'investimento, in Italia - casualmente - le si piazza abbastanza basse per permettere la cessione di un giocatore. Permetterla agli occhi della tifoseria ovviamente, alla quale si potrà sempre dire che Felipe Melo è andato via per colpa della clausola di rescissione... forse bastava non metterla, o forse bastava fissarla un tantino più elevata, per non farsi sfilare il giocatore... verrebbe quasi da pensare che Mago Pantaleo abbia preso lezioni da Adriano, il Gran Ciambellano.

Venendo alle cose serie. Negli USA e precisamente nella NBA è stato appena ridisegnato il salary cap. In linea con la crisi economica, che ha visto perdite sul piano delle entrate e proprietari delle squadre alquanto preoccupati, la Lega ha abbassato la soglia di spesa con una conseguenza importante sul versante della luxury tax. Quest'ultima è una tassa molto importante: per ogni dollaro speso in più rispetto al salary cap se ne versa un altro alla NBA. Certo, fa sensazione sapere che le squadre che maggiormente sbordano sono tra le meno vincenti degli ultimi anni (Knicks e Dallas), ma come si suol dire: è una cosa seria. Non una cosa alla Corvino.

Il discorso sul salary cap è circolato parecchio in questi giorni per via delle prese di posizione (a 86 gradi) di  Michel Platini, che più che altro si è inviperito per le cifre smosse dal Real Madrid, non tanto in ordine agli ingaggi, quanto rispetto al costo del cartellino. Forse ha ragione, i prezzi sono esagerati, eppure lui dovrebbe sapere che i calciatori sono affiliati alle federazioni calcistiche nazionali, le quali sono affiliate alla federazione europea che presiede. Logica vorrebbe che non si presentasse alla stampa facendo finta di essere all'opposizione, altrimenti mi ricorda Pecoraro Scanio, che da ministro del Governo Prodi scendeva in piazza per protestare contro le decisioni assunte da Palazzo Chigi.

Se Platini fosse una persona seria, darebbe una parvenza di serietà alla UEFA. Innanzitutto: a) uniformando la giustizia sportiva e facendo definitivamente fuori i personaggi loschi che girano qui e oltre le Alpi  b) fissando delle regole certe sui cartellini dei giocatori provenienti da oltreoceano, i cui diritti appartengono, talvolta, a non meglio precisati uomini d'affari che si muovono in base alle tangenti smazzate da chi compra  c) fissare dei parametri di spesa, che non ledano ovviamente i principi del libero mercato.

In particolar modo: se si vuole evitare che il prezzo dei calciatori vada fuori fase o fuori mercato, si può pensare a un modello misto che richiami l'esperienza americana, che ha comunque delle leghe nelle quali vige un principio non tanto socialista, ma decoubertiano.

1) Stabilire una borsa del mercato dei calciatori, attraverso la quale trattare i cartellini al giusto prezzo richiesto dagli operatori

2) Legare il costo del cartellino al costo dell'ingaggio, ovvero a un multiplo dello stesso, con la proporzione numerica che scema fino alla scadenza naturale del contratto.

3) Importare dall'America il concetto della cessione del contratto, intendo in maniera integrale: la squadra che acquista il primo anno si accolla il contratto della squadra che vende, per poi firmare l'estensione a una percentuale che fa riferimento al costo del cartellino. Esempio: Thiago Motta al Genoa prende 1.5 milioni di euro all'anno per tre stagioni. L'Inter lo acquista dopo il primo anno di contratto a un prezzo multiplo del suo cartellino. Pertanto dovrà corrispondergli 2 anni del vecchio contratto del Genoa a 1.5 milioni più l'eventuale estensione. Come miglioramento professionale sono ammessi i premi individuali.

Quest'ultima mi sembra una soluzione plausibile per evitare speculazioni al rialzo sul costo del cartellino e sul costo dell'ingaggio. Solo che per applicare queste regole servono norme ferree e comportamenti intransigenti. Multe salate agli affiliati che violano le norme, a coloro che fanno di tutto per farsi cedere, a chi comunque specula sui contratti che sembrano non aver valore. Anche perchè tornando ai nostri antenati Romani, come dice Lotito: i contratti si fanno per essere rispettati. Se non ci fosse chiarezza su questo punto ci dovremmo sempre affidare ad una massima non scritta del libero mercato: se c'è qualcuno disposto a pagare un prezzo per una cosa, quel prezzo ne stabilisce il valore. Senza lamentele di sorta.
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categoria:discussioni, calcio mercato
lunedì, 06 luglio 2009
CarloAncelottiOrmai è chiaro il giochino dell'astronave madre (leggi: Mediaset): rivenderci gli eventuali successi di Ancelotti al Chelsea nel doppio formato pro-Milan contro-Mourinho. Già si affilano le lingue, mentre Carletto dimostra ancor di più il suo complesso di inferiorità totale nei confronti di Special One. Dopo Parma, in cui fui effettivamente derubato di uno scudetto che meritava, Ancelotti ha sempre allenato con le spalle coperte. Vezzeggiato dai Varriales di Regime, tesoruccio delle prostitute intellettuali per l'umana simpatia che trasmette, in Inghilterra deve dimostrare molto e farebbe meglio a tacere prima di nominare invano il nome di Mourinho, che al Chelsea ha portato trionfi che mai avevano visto.

Non so se si può dare il premio al giornalista più scarso d'Italia. Se è possibile preferirei assegnarlo a colui che sembra mal sopportare Mourinho (che non chiama mai per nome, ma lo definisce "specialone"). Stiamo parlando di Marco Barzaghi, Mediaset, chiamato a commentare il calcio-mercato interista. Sempre problematico, sempre in crisi... Bartolomucci smettila di goderti la Puglia e torna al lavoro.

E' sfuggito alla stampa mainstream nazionale, intendo quella sportiva, il succo delle dichiarazioni di Ibra, che ribadisce di essere andato via dalla Juve per motivi che non c'entrano nulla con Calciopoli (che ha solo affrettato la cessione). Motivi mica sconosciuti: Moggi sembra che gli avesse promesso un ritocco di ingaggio che non c'è stato. Ha scelto l'nter molto prima che si intromettesse in corner il Milan, che ha approfittato del tempo a disposizione per salvarsi il fondoschiena e per inventare la classica palla ad uso e consumo dei gonzi tifosi.

Nel PDL i milanisti non hanno voce. Se Berlusconi fosse stato democristiano, avendoli convinti a farsi votare per via del Milan, costoro avrebbero potuto formare una corrente, molto più influente di quella Donat Cattin. Al massimo oggi si chiamerebbero Accattin, visto il modus operandi del geometra Galliani nelle Baleari.

Ho finalmente visionato De Federico e Pastore, nel match contro il Velez. Il primo sembra più dotato, ma il secondo ha pure un gran fisico. Se il Palermo lo prende potrà cederlo convenientemente alla Juventus qualche anno dopo. Se migliora e non dice di voler giocare nell'Italia, nel caso venisse snobbato dalla Nazionale albiceleste.

No Leonardi, No Regali.

Il video sulla presentazione del Manuela... scusate, Manuale di Prostituzione Intellectuale.

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categoria:discussioni, carta straccia
sabato, 04 luglio 2009
"Moggi e Menarini? Non mi sembra scandaloso. Se vogliamo parlare di calcio Moggi di calcio capisce, e se c'è un dirigente di un club che è amico di Moggi e vuole parlare con lui e vuol chiedergli qualcosa, io sinceramente non ci trovo niente di male su questo" Queste dichiarazioni di Roberto Mancini hanno portato a diverse reazioni nel mondo del calcio.

Ibrahimovic: "L'Inter gioca il calcio del 2017".
Kakà: "Sono arrivato vergine a Villa Certosa".
Ancelotti: "Preferisco Prodi".
Dida: "A lanciare il fumogeno è stato un amico di Abbiati".
Fabregas(1): "Voglio il Milan".
Legrottaglie: "Il mio Nick è Giampaolo Tarantini".
Maicon: "Caliendo è un ignorantone".
Mourinho(1): "La Scaglietti me la sono regalata da solo".
Mourinho(2): "Il Real mi ha cercato davvero".
Mourinho(3): "Il divorzio? Mia moglie ha letto un sms di Dana Matthews".
Moratti: "Mancini resta".
Galliani(1): "Faremo di tutto per trattenere Kakà".
Galliani(2): "Leonardo non sarà l'allenatore del Milan".
Fabregas(2): "Voglio il Real".
Cobolli Gigli: "Io e Blanc non capiamo un ca**o di calcio".
Ranieri: "Ho settanta anni. E quoto Cobolli Gigli".
Cissokho: "Ho i denti cariati e a Milanello Bianco non va bene".
Fabregas(3): "Mi va bene anche il Barça".
De Paola: "I lettori di Tuttosport sono intelligenti".
Padovan: "I lettori di Tuttosport sono sempre stati intelligenti".
Cannavaro: "Guido Rossi era il migliore nel suo lavoro".
Ferrara: "Casalbore aveva ragione".
Adriano: "La televisione ingrassa".
Ronaldo: "Il mio era effettivamente un problema alla tiroide".
Del Piero: "Altissima, Purissima, Levissima".
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categoria:discussioni
venerdì, 03 luglio 2009
c"Personalmente non capisco come si possano spendere 90 milioni per un giocatore. Mi domando: chi ha realizzato colpi del genere, ha davvero i quattrini? Operazioni come quella di Cristiano Ronaldo pongono seri interrogativi, ma se il Real ha le garanzie delle banche...". Michel Platini

Ma se il Real ha le garanzie delle banche, Michel Platini ha perso l'occasione per parlare di J**e. Bisogna mettersi d'accordo sul concetto di libertà di iniziativa economica delle società di calcio. Il ricorso al debito è una delle modalità per reperire mezzi finanziari necessari a supportare investimenti. Le banche, tra l'altro, tranne alcuni casi nostrani come Cirio e Parmalat, con Tanzi e Cragnotti che scambiavano figurine alla presenza di Geronzi, non sono enti dediti alla filantropia. Se le banche, come in passato, hanno concesso credito a Florentino, già presidente "galactico", vuol dire che hanno valutato il ritorno dall'investimento. A maggior ragione in questo periodo di crisi. In caso (molto eventuale) contrario, il Real non riuscirà a pagare i suoi debiti (con gli interessi) e cederà il proprio "patrimonio calciatori" per rientrare dall'esposizione finanziaria. Troppo semplice per essere vero.

Invece di gridare allo scandalo come hanno fatto e continuano a fare i dirigenti del nostro calcio, bisognerebbe interrogarsi sul perché il calcio italiano abbia perso il suo appeal tradizionale. Oggi Fabio Monti sul Corriere analizza la fine che hanno fatto i proventi dei diritti tv italiani negli ultimi 10 anni. Mentre Beccantini e Ordine (ci perdoni il primo per l'accostamento al secondo) ancora parlano di debiti delle inglesi dimostrando di non conoscere minimamente la materia.

Il premio Ussi-Coni, amante del trash televisivo, ha anche scritto:

"«Io lo vado ripetendo da anni, inascoltato: ormai i buoi sono scappati» è il commento amaro di Adriano Galliani, vice-presidente esecutivo del Milan, tra i primi a segnalare la concorrenza sleale costituita dal diverso regime fiscale della Spagna che di fatto ha ingigantito le possibilità del Real".

Tralasciando i periodi bui, diciamo neri, nel senso di fondi, dimenticandoci della concorrenza sleale del decreto spalmaperdite, vorremmo chiedere al vice-presidente esecutivo (e al suo agiografo) chi è che in questi anni non l'abbia ascoltato. E' il caso di chiarire che la legislazione sulle imposte dirette è ad appannaggio dei singoli stati dell'Unione, quindi cravattagialla non poteva essere ascoltato da Zapatero, ma dal suo capo, Silvio Berlusconi in persona. Che dici Franco, lo scriviamo? Completiamo la frase? Facciamo un'analisi degli ultimi 20 anni? Chiediamo conto al leader indiscusso della Lega Calcio della brutta fine che abbia fatto il calcio italiano? E bisognerebbe anche spiegare perché il capo del governo non possa permettersi di abbassare la fiscalità diretta su ingaggi di quelle proporzioni.

Altrimenti ci tocca citare l'intervista di oggi del nostro allenatore massmediologo:

"La stampa italia­na segue molto il calcio. Forse sono stato troppo pesante defi­nendola ‘prostituzione intellet­tuale’. Ma in quel momento del campionato sentivo il biso­gno di soffiare sul fuoco. Il padrone del Milan è padrone di una delle due reti tv più importanti: la più forte a livello calcistico, quella che ha i commentatori che contano. Milano è una cit­tà metà Inter e metà Milan, ma solo il Milan ha questa esposi­zione mediatica. Per quanto la stampa voglia essere indipen­dente, finisce sempre per non esserlo".

Oppure possiamo ricordare (con piacere) un certo Tony Damascelli, che in una intercettazione descrisse sulla falsariga dell'affaire Clinton-Lewinsky, il rapporto intellectuale tra Ordine ed il vice president vicario del Milan. Ma non ci sembra il caso.
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categoria:calcio internazionale, calciopoli, prostituzione intellettuale
mercoledì, 01 luglio 2009
Moggi, Bologna, Gazzoni, pene esemplari, patteggiamenti...
Un caleidoscopio di nomi e concetti, e la memoria torna all'estate 2006, eppure no, qualcosa è cambiato, vittime che diventano carnefici, strane dimenticanze e valutazioni approssimative si sostituiscono alla solerzia di quei giorni da parte degli organi competenti, finchè il ritmo rallenta, e ciò che si vede nitido è un gesto tecnico tipico della scuola italica quanto il tacco per i Brasiliani o il colpo di testa per le squadre nordiche: il Colpo di Spugna.

Capita infatti che al processo di Napoli, quello non sportivo, Bologna e Brescia (retrocesse nell'anno indagato grazie ad alcuni risultati aggiustati "come capolavori" - cit.) abbiano provato a costituirsi come parti civili, in quanto puntavano ad una cifra che li risarcisse per la mancata partecipazione al campionato di Serie A e quindi alla spartizione della torta dei diritti televisivi e delle sponsorizzazioni più redditizie.
Ebbene, il tribunale le ha escluse dal dibattimento. Ed è il caso di precisare che in ballo non ci siano bruscolini, ma qualcosa che oscilla dai 150 ai 300 Milioni di Euro, cifra che ovviamente non è stata richiesta (solo) a Moggi Luciano, ma alle società coinvolte come Juventus, Fiorentina e Lazio.
La notizia stranamente non è passata molto, io pure l'ho scoperta per caso sull'Espresso, e non credo la riprenderanno in molti.

L'abbinamento Moggi-Bologna mi fa pensare, prima di arrivare al tema principale, alla presentazione dell'altra sera quando Gianfelice Facchetti ha ricordato un episodio che la dice lunga sul rapporto fatti-modo in cui vengono riportati: 3 anni fa il presidente del Bologna retrocesso (Gazzoni Frascara) disse che alcune delle società Gea come la Reggina si erano potute iscrivere grazie a fidejussioni false firmate anche da Giacinto Facchetti.
La cosa non solo non venne mai dimostrata (per i titolisti di Tuttosport questo non è mai stato il discrimine tra spararla grossa o stare zitti), ma successivamente Gazzoni si scusò, dicendo che gli era stato detto e che non aveva verificato la "fonte" (inutile dire che a parte il libro "Lo chiamavano Giacinto" di Massimo Arcidiacono, non si trovano agevolmente le smentite, e nel libro di Gazzoni citato da Watch nei commenti di Facchetti non si parla proprio, nell'affrontare l'argomento Reggina).
La cosa era stata già vista qualche giorno fa nel post "Rapporto Inter-Nazionale" di Luis, di sfuggita, perchè al processo di Napoli il legale di Moggi ha nuovamente tirato in ballo la voce calunniosa e non la smentita, per completezza riportiamo il pezzo di "accusa" di Beccantini e la risposta di Facchetti.

Ok, ci siamo, la notizia del giorno (di ieri) è il possibile ingaggioo di Moggi al Bologna attuale, passato alla famiglia Menarini, con tanto di corollario di corte dei miracoli pronta ad instaurarsi all'ombra delle due torri, "maghi" della preparazione, saltimbanchi e persino un Conte.
Certo fa sorridere che una società, nonostante un cambio di proprietà, abbia la memoria così corta, tanto da volere come consulente (o peggio, proprietario) proprio il grande accusato di 3 anni fa, quello che fa meno sorridere è la ricostituzione, sotto altre forme e con nomi diversi, di quella rete che ha consentito a Moggi di fare il bello e cattivo tempo sul mercato interno per anni, giusto per non ricordare anche le altre ombre che si stendevano su incontri come Juventus-Siena...

Ma senz'altro stiamo pensando troppo e male.
Lucky Luciano a Bologna, il fido Leonardi Dai e Vinci a Parma (che sia stata scelta la via Emilia per vedersi comodamente di persona, senza più bisogno di telefonini?), Cattani a Palermo dall'amico Zamparini, Spinelli che si fa consigliare... ma che siamo, in un film di Alberto Sordi? ma ve lo meritate, Alberto Sordi... (cit.)

Ultima chicca: presentata una proposta di legge della Deputata Leghista Carolina Lussana, per una sorta di "diritto all'Oblio".
Niente di sensazionale, semplicemente, dopo un tot di anni da una sentenza, dovranno essere rimosse dal web le notizie legate alla stessa, ma ne ha parlato approfonditamente un mio amico qui, dove vi rimando se non siete vinti dallo schifo e ne volete sapere di più.

vabbè, consoliamoci col Portogallo...

Manuale in portogallo1
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categoria:calciopoli, altre fonti, prostituzione intellettuale
martedì, 30 giugno 2009
libreria1A 100 metri dalla libreria della Mursia, i 5 del Collettivo Bauscia vengono superati da una ragazza che chiede: "Siete il Collettivo Bauscia?". Tra la sorpresa generale si accenna un "Sì", pensando però dov'è che avessero scritto il nome d'arte. In realtà la dama di bianco vestita (e facente parte dell'ufficio stampa Mursia) aveva visto il Manuale nelle loro mani, e ha fatto il classico due più due (= 5, dalla regia). Si accenna subito al vero motivo della visita in via Galvani: chiedere cioè se già fossero arrivate querele.

Lei ricorda come la stessa casa editrice avesse dato alle stampe un altro libro, destinato ai tifosi juventini (come lei), senza che gli avvocati avessero beccato nulla. Sapendo che in quel Manuale (quell'altro, quello per i gobbi) c'erano condensate tutte le fandonie sul guidorossitronchettimoratti, lo stato d'animo generale è migliorato.

Entrando in libreria il Collettivo viene accolto da una signora simpattìcissima che ricorda loro la straordinaria opera di diplomazia con la quale sia stato possibile inserire la segnalazione dell'evento sulla Gazzetta. I 5 vengono presentati al barista della libreria, un milanista con gagliardetto in bella vista. Insomma si inizia a pensare che la presentazione fosse stata organizzata fuori casa e non tra le mura amiche. Giusto il tempo di completare il pensiero precedente che sfila davanti ai loro occhi un volto amico, Giorgio Ravaioli, che viene subito invitato ad entrare. Tra uno scambio di battute ed la conclusione di un discorso rimasto in sospeso qualche telefonata prima, il buon Giorgio mette i panni del profeta. Non riesce a terminare la frase: "E' possibile che venga qualche giornalista, qualche fotografo..." che entrano una troupe di Inter Channel ed una di Italia 7 Gold.  Ad aumentare la dose di incredulità ci pensa l'arrivo di Gianfelice, nonostante fosse annunciato.

Si entra nella sala della presentazione piena oltre le aspettative. In extremis arriva Vitarob con un sorriso benaugurante. Inizia la discussione con un intervento di Gianfelice che mette in luce le nefandezze editoriali di un quotidiano di Torino e l'inefficacia dello strumento querela nei confronti delle persone che hanno diffamato (e continuano a farlo) la memoria di Giacinto, sottolinenando il fatto che l'uscita di un libro del genere fosse dettato dal sentimento diffuso che la società nerazzurra provasse a reagire in prima persona agli attacchi mediatici che subisce. Poi è il turno di Watchdogs che racconta la "genesi" del libro, di ADV che chiarisce il suo pensiero su Mourinho e su Cannavaro, ricordando la statura (im)morale del capitano della nazionale, di Luis Suarez che tenta di ricordare le vedove ed i burattini, poi confluiti nella categoria delle Prostitute Intellectuali, di Snis che racconta del trattamento riservato ai tifosi nerazzurri per i loro striscioni (e di quello mancato nei confronti degli altri) e di MrSarasa che, da vero bauscia, sfodera la sciarpa rossonera di mille battaglie: "Non si vende Kakà" acquistata per l'occasione a prezzo di saldo.

L'elemento positivo della serata è l'attiva partecipazione del pubblico. Con domande, aneddoti, considerazioni che hanno testimoniato la sensibilità dei presenti al tema oggetto del libro. Purtroppo l'ora a disposizione è volata come nella migliore tradizione, ed ha lasciato spazio ai saluti e ai ringraziamenti. E' stato il modo per conoscere di persona alcuni dei frequentatori assidui del blog come la Brujita Vano, il suo amico "Scamarcio" (cit.) Luposullestrisce, Camizlatan, esperto di intercettazioni giornalistiche e lalogol (il nick su Splinder, ma ha confessato di avere una doppia identità), incontrare il mitico Settore, salutare di nuovo Jair che ha rinunciato alla sua lezione in palestra, il "sindacalista" dal nome misterioso, il "collega" (cit.) Arcidiacono e tanti nerazzurri dai 15 ai 70 che hanno mostrato tutta la loro passione, arrivando addirittura a chiedere la dedica.

Mentre il buffet di rito veniva consumato, i 4/5 del Collettivo rilasciavano interviste alla tv, probabilmente attratti più dalla giornalista che dal tubo catodico. Il tutto mentre Gianfelice Facchetti dimostrava la consueta disponibilità nel rispondere alle domande ed esaudire le richieste dei tifosi. Anche Mursia, però, ha un orario di chiusura e alle 20:30 i bauscia si ritrovano in compagnia di un temporale che scandisce la loro corsa verso l'unica pizzeria aperta nel raggio di 2 km. Tra birra, coca (cola), foto, telefonate (tra cui gli amici Fonz e "Ivan") e quant'altro, giunge il momento di fare coming out: il Collettivo intero ha cenato con Galliani. Ma a differenza del geometra antennista, lei ha conquistato il titolo di dottoressa sul campo.

La serata termina con una romantica passeggiata per le vie della stazione centrale, stanchi per la tensione dell'evento, ma felici per il risultato.

Grazie ancora alla Mursia, a Facchetti e a Tutti coloro che hanno deciso di condivedere con noi la serata all'insegna dei nostri colori.

P.S.: riportiamo volentieri l'ultimo componimento del Giorgio (Inter)nazionale:

TIFOSO EVOLUTO

Tifoso evoluto,
il Milan sei tu
Rimani seduto,
c'è il verbo in tv.

Ascolta e fai il bravo,
su, batti le mani
"evviva il ricavo"
ti dice Galliani.

Scudetto? Dipende
La rosa? Chissà...
intanto si vende,
via Pirlo e Kakà.

La festa è finita,
ti è chiaro il concetto?
E guai al troglodita
che invoca rispetto...


Giorgio Ravaioli
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categoria:libri, prostituzione intellettuale, giorgio ravaioli
domenica, 28 giugno 2009
La Confederations Cup che si chiude stasera ha certificato - soprattutto per la stampa - la crisi del calcio italiano. Attenzione ai giudizi definitivi però: non sfugga mai il fatto che si può parlare di crisi solo se fa comodo a chi è in crisi veramente.

Dipende anche dal punto di vista dell'osservatore, come diceva Einstein. Se si considera il futuro del calcio italiano, le previsioni non possono essere considerate fosche. L'Under 21 ha mostrato qualche talento e colpisce il fatto che tra questi alcuni siano già pronti per la nazionale maggiore e giù responsabilizzati dal grande calcio (in particolare Criscito, Marchisio e Balotelli, per non dire di Santon e Cigarini). Il problema è che ci ritroviamo in una situazione simile a quella del 1986: una nazionale campione del Mondo che non ha attuato un ricambio, per due motivi.

a) La mancanza effettiva di sostituti all'altezza
b) L'atteggiamento del commissario tecnico, che per riconoscenza od opinioni personali decide di dar fiducia a giocatori che non hanno futuro.

Ci vuole così molto ottimismo nel ritenere probabile un ripetersi del successo del 2006. Ma in realtà le condizioni astrali che si congiungono durante una campagna mondiale hanno molto a che vedere con la fortuna e poco con il valore assoluto delle compagini in campo, anche se dal 1970 ad oggi le finali hanno riguardato solo 6 Nazionali (Brasile, Olanda, Germania, Italia, Argentina e Francia), a conferma del fatto che vincere il Mondiale non è semplice, ma gli avversari da battere in fin dei conti sono sempre gli stessi.

Nel 2006 Lippi, come altri commissari tecnici prima di lui, ha avuto la sua dose di fortuna (si pensi al Bearzot del girone eliminatorio) e obbiettivamente fino al gol in semifinale di Grosso, l'idea di vincere il Mondiale era molto campata in aria. Ucraina e Australia non sono state avversarie irresistibili e con la seconda abbiamo faticato parecchio. Il gruppo era più giovane e alcuni giocatori presero coraggio e giocarono il torneo della vita. Addirittura Del Piero riuscì a chiudere una partita in contropiede, finalmente!

Se Lippi fosse coraggioso o meno legato a certe logiche personali probabilmente il calcio italiano sarebbe apparso meno in crisi di quanto è realmente. Di sicuro lo è a livello economico, ma se questo è il problema, il ricorso ai giovani sarebbe parso un antidoto più che efficace. A partire dalla Nazionale.

Così non si può non sorridere di fronte alle dichiarazioni di un neo-allenatore come Costacurta che si allinea immediatamente al mainstream generale, dicendo che è giunta l'ora di fare le spese folli. Ma come? Si dà colpa alla crisi e poi non si vogliono i correttivi?

Va da sè che è oltremodo contraddittorio anche l'atteggiamento di chi ispira e detta la linea: se Berlusconi vuole la crisi lontano dai giornali, la paura scacciata dalla non paura, allora avrebbe dovuto lui mantenere Kakà e dare il primo segnale. Non abbiamo soldi, ma noi diamo un segnale contrario. Gli è che molto difficili salvare le apparenze quando si arriva a fine stagione e non è più possibile spostare l'obbiettivo raggiungibile (anche se la pratica continua con misterioso interesse dei media nel calciomercato: Dzeko non arriva? C'è Adebayor... l'obbiettivo fallito, nel mezzo, non è mai contemplato).

Tornando alla crisi del nostro calcio infine c'è da dire che i soldi in circolazione sono pochi. Il mercato è libero, ma asfittico e c'è chi ha soldi da spendere perchè ha più fonti di ricavo. Per quanto riguarda l'Inter io continuo a pensare che ci potrebbero essere acquisti migliori di quelli che facciamo. Ma è molto semplice criticare seduti dietro una scrivania a centinaia di chilometri di distanza.
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categoria:discussioni, calcio mercato
venerdì, 26 giugno 2009
Un'ora fa, dopo che la notizia era stata diffusa dalle agenzie, la seguente pagina presentava lo stesso titolo, ma con la parola MILAN al posto della parola Inter. Io ho letto la notizia proprio perché ero tentato di fare un rilievo ironico, con riferimento alle notizie di questi giorni che tutti non state seguendo sui telegiornali italiani. Abbiamo conferme da più parti di lettori e di altri redattori di Bauscia Cafè.


prosti


Ecco l'ANSA originale distribuita nelle redazioni:

ansa

E questa è la magia magia del Corriere...
gallianei


Anche all'interno del testo la parola MILAN è stata sostituita dalla parola Inter. Uno scandalo, una vergogna, un prezioso esempio di prostituzione intellettuale. Che in via Solferino si siano già pentiti delle interviste alla D'Addario?
postato da: watergate alle ore 17:29 | Permalink | commenti (85)
categoria:prostituzione intellettuale
giovedì, 25 giugno 2009
invito-presentazione

Che altro aggiungere? Molto abbiamo scritto, speriamo di avere anche qualcosa da dire per passare una buona serata insieme, con la graditissima presenza di Gianfelice Facchetti che non credo abbia bisogno di particolari presentazioni...

Ps: Un grazie ai baristi per l'ennesima marketta. Non possiamo promettere che sarà l'ultima!
postato da: LuisSuarez alle ore 20:55 | Permalink | commenti (54)
categoria:libri, raduni, prostituzione intellettuale